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Il 20 gennaio del 2020 all’ospedale di San Gerardo di Monza è nata la mia terzogenita Agata.

Già dalla prima visita con la pediatra è stato riscontrato un gemito respiratorio che non lasciava tranquilli e faceva pensare ad una infezione, così si decise per il trasferimento in TIN. Fino a quel momento pensavo che “tin” fosse il suono onomatopeico della campanella… o il nome di un cane reso famoso per i suoi film e invece ho scoperto che è anche la sigla di Terapia Intensiva Neonatale.

 

Un sussulto al cuore, un sobbalzo dalla sedia e un mix di emozioni invade il tuo corpo inerme e impotente. Il primo distacco a meno di dieci ore dalla nascita. Sei sola e piangi. Mio marito era tornato a casa a dare il lieto annuncio ai fratelli a casa.

L’unica cosa che puoi fare è affidarti alle mani dei medici – splendidi e carinissimi – e abbandonarti in tutto alla Madre che tutto può e alla Santa di cui tua figlia porta il nome.

I quindici giorni che seguono saranno i più difficili della mia vita. Trovo la carica per affrontare questo mostro, i primi giorni ancora senza nome, negli amici e parenti che si fanno presenti con messaggini e telefonate. A causa delle restrizioni Covid non potrò vedere neanche mio marito Claudio. Mi mancano i bambini. Li sento per telefono e percepisco stanchezza e malumori… Il distacco è forte, mi sento lontana e impotente. Penso che recupereremo questo tempo perduto ritagliandoci dei momenti tutti nostri quando farò ritorno a casa.

L’affetto fisico che manca viene compensato dall’équipe di infermieri e medici e dai genitori della Tin che, ognuno col suo dolore da affrontare, ti accompagna in questo cammino. Ci si ritrova nelle pause pranzo a chiacchierare e confrontarsi. Ci si sostiene e ci si dà consigli sulla degenza. I veterani elargiscono utili consigli, il tema più trattato sono le docce calde! Come e quando farle per trovare l’acqua calda!

Ci si fa coraggio e ci si da speranza. Speranza che ogni tanto viene meno, come quando si parla di rachicentesi per escludere la meningite, o come quando la tua piccola viene martoriata dai buchi degli aghi per effettuare prelievi e cura antibiotica. Ci sono stati giorni in cui mi sono chiusa in me ed è stato più facile confidarsi e cercare conforto in medici e infermieri che anche solo vedendoti le mani spaccate per via del continuo lavaggio con il gel igienizzante ti danno la loro crema. O le ausiliari che si fermano ad ascoltarti e vedendoti stanca ti permettono di tenere la branda aperta durante il giorno per permetterti di riposare quando Agata dorme.

Quando finalmente dalle analisi scopriamo che Agata ha “solo” una brutta infezione da Streptococco gbs, scoppio in un pianto profondo perché penso di essere io la causa. Il male gliel’ho passato io dal canale del parto. Solo confrontandomi con le ostetriche di Ginecologia e Ostetricia (che carinissime non mi hanno mai mollato e mi hanno fin da subito seguito per avviare l’allattamento – soprattutto i primi giorni per stimolare il seno visto che non potevo attaccarla) capisco che non sono io. (….)

Durante la degenza assisto a prelievi, visite mediche e attese di referti. Alti e bassi, infezioni…Tutto è nuovo, ma l’aiuto dei genitori e la scrupolosità dei medici e di tutto il personale capisco sempre qualcosa di più circa la situazione che stiamo vivendo… Non sono mai stata sola. Mi sono lasciata guidare e mi sono fidata e affidata.

Al San Gerardo di Monza, Agata ha ricevuto tutte le migliori cure del mondo. Non sarò mai grata abbastanza a tutti gli amici e parenti che ci sono stati vicini e a tutto il personale del reparto di Ostetricia e Ginecologia e Terapia Intensiva Neonatale per le cure e le attenzioni ricevute per la mia piccola… e anche per me!

“Tu che splendi in Paradiso
Coronata di vittoria
O Sant’Agata la gloria
Per noi prega, prega di lassù”

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